Il punto morto nella pedalata (Dead Spot Score)

Il cosiddetto punto morto può essere interpretato come il punto o il momento in cui il ciclo di pedalata perde fluidità ed è strettamente correlato alla qualità del movimento di rotazione della caviglia.

Ci sono molte ragioni per cui si verifica un punto morto durante la pedalata. Tuttavia, il punto chiave da ricordare è che vi è inefficienza nella trasmissione di potenza in quel punto, ovvero si presenta una situazione in cui c’è una significativa diminuzione del rendimento.

Un errore ancora comune è ritenere che la pedalata rotonda (ovvero senza punti morti) sia quella effettuata con una decisa spinta del tallone verso il basso ed una trazione verso l’alto.
Generalmente si ritiene che i punti morti si verifichino alle posizioni delle h12 e delle h6, ovvero nei due punti in cui si passa da un movimento verso l’alto a un movimento di spinta verso il basso e viceversa.

Tuttavia, utilizzando la tecnologia Leomo, ho avuto modo di osservare come molti ciclisti presentano punti morti in sezioni completamente diverse lungo un ciclo di pedalata.

Di fatto il “punto morto” (dead spot score, DSS) è in stretta relazione con una pedalata inefficiente o problematica anche se quest’ultima non sempre è sinonimo di cattiva prestazione dal momento che il DSS è un fenomeno secondario rispetto ad esempio alla posizione della sella (altezza ed arretramento). Tuttavia, avere meno punti morti può significare un colpo di pedalata più efficiente dal punto di vista energetico.

L’aspetto che più determina la comparsa di punti morti nel movimento di pedalata è rappresentato dalla fluidità dell’accelerazione e la velocità del piede quando pedala. Che aspetto ha questo in termini di movimento?

Esaminando il grafico della velocità angolare del piede si può vedere un’ “ammaccatura” sulla parte superiore della curva, questo dimostra che la velocità di accelerazione ha una oscillazione, il che significa che il movimento di pedalata del piede non è regolare. Questo è un punto morto.

Guardando più da vicino quello che succede si nota che il movimento “heel-up” inizia troppo presto, si assiste ad una flessione plantare che porta l’avampiede verso il basso; questo fa sì che il tallone si muova più di quanto è naturale poiché il movimento dell’avampiede è in aggiunta al movimento sul tallone che si sta già verificando. Il tallone si muove quindi più in alto di quello che è naturale facendo bloccare momentaneamente il movimento del piede quando il piede scivola oltre la posizione delle 6. Questo tipo di movimento non fluido causa punti morti, aumentando il punteggio totale del punto morto.

Attraverso il Leomo TYPE-R si possono misurare movimenti che sono molto difficili persino da individuare ad occhio nudo. Molti ciclisti ed allenatori si accorgono che “qualcosa non va” sulla pedalata, ma non riescono a individuare cosa sia e dove sia il problema. In particolare è molto complicato confrontare tra loro i movimenti gli arti inferiori.

 

 

Nell’immagine sopra il colore blu rappresenta la sommatoria di punti morti durante l’esecuzione di un test incremetale, mentre la grandezza della macchia blu rappresenta il livello di dispersione di potenza (più è grande la macchia e maggiore è la dispersione). Si nota immediatamente come a sinistra la pedalata presenti dei punti morti distribuiti lungo un arco più ampio (dalle ore 6 alle ore 8) rispetto a destra (tra le ore 6 e le 7). Tuttavia a destra la dispersione di potenza è maggiore (valori medi 20.7 rispetto 5.7 a sinistra).
In questo caso è utile cercare l’origine di questo problema per rendere meno dispendiosa la pedalata.

I punti morti dipendono molto anche da due fattori determinati volontariamente dal ciclista stesso: la potenza e la cadenza di pedalata.
Nell’immagine sottostante ogni punto rappresenta un istante in cui si verifica un DSS ovvero una difformità nella pedalata e la relativa potenza e cadenza.

Si nota come la maggiore distribuzione dei DSS a sinistra avviene a cadenze comprese tra 91 e 95 rpm ma non avviene in tutti i cicli di pedalata.

 

Infatti dall’immagine seguente si può notare come mentre sx i punti morti non si verifichino sempre (cioè nel 100% delle pedalate, eccetto che ad alte cadenze ed alta potenza) a destra la situazione p abbastanza disastrosa perché praticamente ogni pedalata risulta avere almeno un DSS.

 

Si può evincere che una cadenza troppo elevata, se non allenata (soprattutto dal punto di vista coordinativo) comporta una grande dissipazione energetica; così come a potenze elevate per l’atleta, quest’ultimo si scompone “rovinando” la rotondità della pedalata.

Dott. Francesco Della Mattia

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