NUTRIZIONE, CONTROLLO E CURA.

Gli atleti di resistenza, maratoneti in particolar modo, possono sperimentare la carenza ferro, per il tipo di sforzo fisico a cui si sottopongono e non solo. Quali sono i sintomi? Come si assume? Come si controlla?

 


 

Il ferro è presente nell’organismo umano in tracce, circa 50mg/kg di peso corporeo nell’uomo e 40mg/kg nella donna.

Il ferro è legato a mioglobina, emoglobina, ferritina epatica come riserva, nei macrofagi del sistema reticolo-endoteliale, nel midollo osseo per l’eritropoiesi, nella transferrina nel siero, in enzimi e citocromi.

In stati di carenza o deficit di ferro (o quanto è instaurata l’anemia) si abbassano anche i livelli di emoglobina, che portano l’atleta a soffrire di un forte affaticamento durante lo sforzo.

Il legame del ferro a mioglobina ed emoglobina è essenziale per il trasporto dell’ossigeno ai tessuti e per eliminare l’anidride carbonica che è trasformata in bicarbonato a livello degli eritrociti.

Livelli inadeguati di ferro, avranno come conseguenza un minor apporto di ossigeno al muscolo (compromettendo il lavoro muscolare) e una difficoltosa eliminazione di CO2, si abbasserà perciò il pH, compromettendo anche i processi metabolici muscolari essenziali per fornire energia durante l’esercizio.

Dipende dal ferro anche il metabolismo energetico ossidativo, essendo questo metallo fondamentale per il funzionamento dei citocromi e delle proteine della catena respiratoria a livello mitocondriale, da cui dipende la produzione di energia.

Gli effetti della carenza di ferro si estendono anche al sistema cardiocircolatorio. Questo perché in caso di anemia, si avrà una diminuzione della viscosità del sangue, di conseguenza ci sarà una diminuzione della resistenza periferica e una maggiore ritorno di sangue al cuore.

La gittata cardiaca aumenta fino a 2 volte o più e durante lo sforzo fisico il cuore non è in grado di far fronte alla richiesta tissutale, non può pompare questi volumi di sangue.

In genere questo evento determina una diminuzione della capacità di lavoro, in casi più gravi uno scompenso cardiaco grave e ipossia tissutale.

Per tanto carenze di ferro, causano scarso apporto di ossigeno e affaticamento, compromissione della capacità aerobica massimale, minore capacità di lavoro, ritardato tempo di recupero muscolare, sovraccarico del sistema circolatorio, con conseguenze variabili a seconda dell’entità del deficit.


Leggi anche:

1° parte – Carenze di ferro negli atleti di resistenza

3° parte – Come controllare, prevenire e curare un deficit di ferro?

Dott.ssa Faè Damiana Antonia Biologa Nutrizionista

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